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Posts contrassegnato dai tag ‘Rubrica Now’

Fare del bene agli altri ci rende più sani. Uno studio su PNAS dimostra i benefici dell’altruismo su chi lo pratica

Aiutare gli altri migliora la propria salute? Secondo la scienza, sì. È una domanda che si sono posti in molti nel corso dei secoli, a partire dagli antichi filosofi greci che già sottolineavano la distinzione tra felicità edonica ed eudemonica. La prima è legata al personale benessere e senso del piacere, mentre la seconda è focalizzata sullo stare bene di chi ci circonda e a un generale senso di altruismo. Quale ci aiuta di più?

Barbara Fredrikson, psicologa dell’Università della Carolina del Nord, che ha condotto uno studio scientifico in materia, sembra non avere dubbi. Se entrambe le forme di felicità ci fanno sentire meglio, occuparsi degli altri influisce positivamente sulla nostra salute e longevità. Attraverso interviste, questionari e campioni di sangue, la ricerca, pubblicata sulla rivista PNAS – Proceedings of the National Academy of Sciences, dimostra come le due forme di felicità abbiano riscontri diversi a livello genetico e cellulare.

Degli 84 volontari tenuti sotto osservazione, in collaborazione con Steven Cole dell’Università della California, Los Angeles, i cosiddetti “edonisti” hanno mostrato avere i geni connessi con diversi tipi di stato infiammatorio più attivi del 20% rispetto alla media, spesso abbinati anche a forme di deficit nel sistema immunitario. Al contrario gli “eudemonici” hanno mostrato un sistema immunitario più efficiente del 30%.

Naturalmente viene da chiedersi se le persone che godono di maggiore salute siano più inclini a occuparsi degli altri, ma nel dubbio perché non impegnarci in una forma di volontariato? Possiamo aiutare gli altri in maniera strutturata o anche semplicemente assistendo le persone che ci circondano. Al di là del miglioramento del sistema immunitario e della nostra salute in generale, possiamo certamente liberarci in questo modo dai pensieri ossessivi e dispensare benefici che potrebbero venire contraccambiati.

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dormire

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Vuoi allungarti la vita? Alzati dalla sedia! Secondo uno studio svedese, basta una pausa in piedi ogni tanto (#NOW)

Vuoi allungare i tuoi telomeri e quindi la tua vita? Siedi di meno. È questo il risultato di una ricerca dell’Università di Uppsala in Svezia, che ha scoperto come non sia necessario fare attività fisica per far crescere la parte terminale dei filamenti di DNA, le strutture indicatrici di salute e longevità (chiamate telomeri, appunto). Stare in piedi e camminare sono risultate ottime attività per capovolgere il processo d’invecchiamento, persino più efficaci di sport e altre attività più intense.

L’abitudine diffusa a stare seduti otto ore e più al giorno è stata messa sotto esame in una cinquantina di pazienti donne, tutte di 68 anni di età. A una parte di loro è stato chiesto di semplicemente di stare meno sedute nei sei mesi successivi. Le altre hanno praticato attività fisica, magari per un’ora al giorno, ma non hanno sostanzialmente mutato le proprie abitudini e le ore di sedentarietà.

Dopo sei mesi, le volontarie che hanno trascorso meno tempo sedute hanno mostrato una sostanziale crescita nei telomeri, mentre il gruppo di controllo ha riportato in media una riduzione nelle dimensioni. I telomeri tendono ad accorciarsi con l’età e in caso di obesità, sedentarietà e malattia.

Non si sa esattamente quali attività abbiano svolto le donne che sono state meno sedute, ma Per Sjögren, il professore svedese che ha condotto lo studio, afferma che il periodo sedentario è stato sostituito con attività a bassa intensità, come semplicemente stare in piedi o camminare.

Le piccole pause sul lavoro o davanti alla televisione diventano dunque cruciali per il nostro benessere e la longevità. Semplici azioni come alzarsi per un giro di divano durante la pubblicità in TV o stare in piedi e spostarsi all’interno dell’ufficio tra un compito e l’altro possono custodire il segreto di una vita più sana e più lunga.

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Esercizi Zen dal protagonista del Grande Lebowski. Cento piccoli stratagemmi per “pulire” la nostra mente (#NOW)

“Ecco un meraviglioso esercizio Zen. Svegliati al mattino, vai in bagno, fai pipì, lavati i denti, guarda nello specchio e fatti una bella risata su quello che vedi. Fallo ogni mattina prima di iniziare la tua giornata, come una pratica”. È uno dei tanti gustosi consigli contenuti nel libro The Dude and the Zen master di Jeff Bridges, premio Oscar in sei diversi film.

Il volume è in parte dedicato al celebre personaggio interpretato ne Il Grande Lebowski (the Dude), ma soprattutto alla sua passione per la meditazione. Nello scritto in forma di dialogo con il maestro zen Bernie Glassman, l’attore descrive anche il suo amore per il filosofo e scrittore Alan Watts, il semplice approccio alla filosofia orientale, il rapporto con la moglie, con cui condivide la sua vita da quarant’anni, e le tecniche zen con cui approccia ogni film, compreso l’ultimo: The Giver.

Jeff Bridges ha impiegato 18 anni a sviluppare il lungometraggio, adattandolo dall’omonimo libro per ragazzi di Lois Lowry. La parte del protagonista era inizialmente pensata per suo padre, Lloyd, che non è più in vita.

Il “Dude” del Grande Lebowski è oggi diventato un personaggio cult dal risvolto filosofico zen per molti fan del film, realizzato nel 1998 dai fratelli Coen. Jeff, l’attore, ammette oggi di voler essere capace di approcciare il mondo con la stessa semplicità e accettazione “attiva” del protagonista.

Il succo dei suoi suggerimenti, raccolti nel recente libro, si riassume in una partecipazione al mondo con entusiasmo, curiosità e voglia di mettersi in gioco senza prendersi troppo sul serio. “Tira questa maledetta palla” è la sua sintesi su come approcciare l’ansia da prestazione e il timore bloccante di non essere all’altezza della situazione. Un problema molto diffuso.

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Cibo biologico, più antiossidanti e meno metalli pesanti tossici. Uno studio dà ragione ai fan del bio. I consigli di #Now

La differenza c’è e si vede. O meglio si sente, e forse si “vive”. È l’ultimo affondo a favore del biologico nella dichiarata guerra tra tipi di agricoltura e allevamento. I dati a supporto delle coltivazioni pulite sono stati raccolti da un team internazionale di esperti guidati dalla Newcastle University, nel Regno Unito, che ha condotto il più recente e comprensivo studio in tema di coltura biologica. La ricerca ha analizzato 343 studi sulle differenze in composizione tra alimenti biologici e convenzionali, dimostrando che i primi contengono concentrazioni fino al 60% più alte di antiossidanti rispetto alle altre colture. Non solo: le colture bio presentano livelli significativamente più bassi di metalli pesanti tossici, come il cadmio, che è uno dei tre contaminanti metallici, assieme al piombo e al mercurio, per i quali la Commissione europea ha fissato i livelli massimi ammissibili di contaminazione. Questo elemento è presente quasi il 50% in meno nelle colture biologiche rispetto a quelle convenzionali.

“Questo studio dimostra che la scelta di alimenti prodotti secondo norme di coltivazione biologica può portare a una maggiore assunzione di antiossidanti, desiderabili nella nostra alimentazione, così come a una ridotta esposizione a metalli pesanti tossici”, afferma Carlo Leifert che ha coordinato lo studio pubblicato lo scorso 15 luglio sul British Journal of Nutrition.

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I risultati contraddicono sia quelli pubblicati nel 2009 dalla Food Standards Agency (FSA) nel Regno Unito, che i più recenti del 2012 pubblicati sull’Annals of internal medicine, che dichiarano la non esistenza di differenze sostanziali o significativi benefici nutrizionali nel consumare alimenti biologici. Gli antagonisti del bio affermano che il contenuto dei pesticidi presenti nel cibo tradizionale è comunque al di sotto degli standard indicati per la salute umana e non sono stati dimostrati vantaggi sostanziali per la salute nel consumo di alimenti coltivati con metodi puliti. Quest’ultima ricerca evidenzia invece che non solo le concentrazioni di antiossidanti come polifenoli sono più alte del 18-69% nel biologico, ma numerosi studi collegano gli antiossidanti a un ridotto rischio di malattie cardiovascolari, neurodegenerative e alcuni tumori.

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Medicina ayurvedica, consigli per il benessere del tuo bioma. Inizia la giornata con acqua, limone e miele

Ci sentiamo più microbi che esseri umani? Ogni persona vivente ospita tremila miliardi di cellule batteriche. Il rapporto con quelle che compongono il nostro organismo (e contengono quindi il nostro DNA) è di 10 a 1. Forse potremmo considerare l’ammasso unicellulare, indipendente e multi genomico, che costituisce la nostra flora intestinale come una parte fondamentale del nostro organismo? È quello che si chiede sul New York Times Katrina Ray, caporedattrice della Rivista Nature. Nonostante l’intero bioma, questo il nome dell’insieme batterico che popola il nostro corpo, non superi un chilo è mezzo di peso è responsabile della nostra salute e il suo squilibrio è legato a molte malattie. Il professor Martin J. Blaser della New York University School of Medicine, ha scoperto dopo trent’anni di studio che questi microorganismi hanno un ruolo non solo nel mantenere stabile il nostro sistema immunitario, ma anche in diverse malattie croniche come diabete, obesità, celiachia e allergia.

Questo organismo “amico”, che ci accompagna per tutta la vita, è oggi soggetto a perdita di biodiversità. Un’alimentazione più povera di alimenti freschi e l’uso non indispensabile di antibiotici ha contribuito alla perdita di ricchezza e varietà di organismi nel nostro intestino, indebolendo così anche la nostra salute. Cibi freschi e non industrializzati, evitare gli antibiotici se non strettamente necessari e l’utilizzo di alimenti fermentati naturalmente come crauti e kombucha, possono salvare la salute del nostro bioma. E anche la nostra.

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Come scuotere via lo stress imparando dalle gazzelle.

“Sullo sfondo del mio computer c’è una foto con delle gazzelle, sono diventate il mio modello di comportamento”, scrive Arianna Huffington, fondatrice di questo giornale, editrice e scrittrice di origine greca, nel suo ultimo libro Cambiare Passo. “Corrono e fuggono di fronte a una minaccia (come un leopardo o un leone che si avvicina), ma appena il pericolo è scampato si fermano e ritornano a brucare l’erba pacificamente senza preoccuparsi di niente al mondo. Gli esseri umani non riescono a distinguere tra pericoli reali e immaginari. Come spiega Mark Williams, il segnale d’allarme si attiva nel cervello non solo per un timore presente, ma anche a causa di minacce passate e preoccupazioni future. Quindi quando gli esseri umani pensano a pericoli e perdite, anche nella situazione presente, il sistema di fuga nel corpo non si disattiva una volta passato il rischio. Al contrario delle gazzelle, noi non smettiamo di correre”.

E se provassimo la tecnica della gazzella per un giorno?

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IKN

 

Costruisci un aquilone e disinnesca il pilota automatico! Piccoli consigli di mindfulness contro il logorio della vita moderna

“Improvvisare è la cosa più normale del mondo”, spiega Stephen Nachmanovitch, violinista spontaneo, musicista e autore. “Improvvisiamo ogni volta che pronunciamo una frase, ma ci viene detto venerando i maestri che il processo creativo è qualcosa di misterioso e divino, accessibile solo a poche persone – mentre invece improvvisiamo per tutto il tempo, creando in continuazione”.

Nachtmanovitch è stato un pioniere negli anni Settanti d’improvvisazione al violino, viola e violino elettrico. Autore del libro Il gioco libero della vita, tiene conferenze in tutto il mondo diffondendo il valore della creatività e gli insegnamenti del suo celebre maestro Gregory Bateson.

Lasciamoci ispirare dal presente, cosa stiamo creando nella nostra vita oggi?

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Little girl brushing her teeth