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Meditazione, un toccasana per riequilibrare l’ormone legato ad ansia e stress

Meditare regolarmente contribuisce a riequilibrare il cortisolo, l’ormone legato ad ansia e stress. Il risultato dello studio tutto italiano, condotto dall’Università di Urbino, assieme all’Università Politecnica delle Marche e alla Società italiana di Psiconeuroendocrinoimmunologia (Sipnei), è stato pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Explore, The Journal of Science and Healing.

“La ricerca ha preso in esame 125 adulti in buona salute, in prevalenza medici, psicologi e altri operatori sanitari che, negli ultimi cinque anni, hanno frequentato i corsi Pneimed“, scrive su Repubblica Salute Francesco Bottaccioli presidente Sipnei. “Tutte le persone sono state studiate all’inizio e alla fine del corso (che dura 30 ore in quattro giorni consecutivi) con Symptom Rating Test (SRT), un test psicologico validato, mentre a un sottogruppo è stata applicata anche l’analisi del cortisolo salivare (…). Chi aveva partecipato al corso aveva ridotto di tre volte il punteggio complessivo della sintomatologia psicologica (passando da 18 a 6) e aveva una minore produzione complessiva di cortisolo sia basale che sotto stimolo: insomma aveva imparato a essere più tranquillo e fiducioso di sé e a gestire meglio la reazione allo stress”.

Buona meditazione.

Leggi su Now, Huffington Post i consigli pratici su meditazione e yoga

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Come scuotere via lo stress imparando dalle gazzelle.

“Sullo sfondo del mio computer c’è una foto con delle gazzelle, sono diventate il mio modello di comportamento”, scrive Arianna Huffington, fondatrice di questo giornale, editrice e scrittrice di origine greca, nel suo ultimo libro Cambiare Passo. “Corrono e fuggono di fronte a una minaccia (come un leopardo o un leone che si avvicina), ma appena il pericolo è scampato si fermano e ritornano a brucare l’erba pacificamente senza preoccuparsi di niente al mondo. Gli esseri umani non riescono a distinguere tra pericoli reali e immaginari. Come spiega Mark Williams, il segnale d’allarme si attiva nel cervello non solo per un timore presente, ma anche a causa di minacce passate e preoccupazioni future. Quindi quando gli esseri umani pensano a pericoli e perdite, anche nella situazione presente, il sistema di fuga nel corpo non si disattiva una volta passato il rischio. Al contrario delle gazzelle, noi non smettiamo di correre”.

E se provassimo la tecnica della gazzella per un giorno?

Leggi il resto dell’articolo su L’Huffington Post

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